Salvarsi

Diversamente da René Girard credo che il desiderio non sia solo e nemmeno prevalentemente mimetico, ma principalmente innato, e d’altro canto non importa che origini abbia perché determini in un gruppo sociale rivalità crescenti, secondo dinamiche spesso molto meno schematiche rispetto a quella tratteggiata da lui, ma ugualmente distruttive; credo però abbia parecchia ragione sul ruolo fondativo e rifondativo, all’interno di ogni società, della dinamica sacrificale del “tutti contro uno”, o del “tanti contro pochi”, sempre i più fragili.

The simplest solution to this problem of violence for early human communities was to polarize blame and hostility onto one member of the group who would be killed and interpreted as the source of conflict and hostility within the group. The transition from the violent conflict of all-against-all would be transformed into the unifying and pacifying violence of all-except-one whose death would reconcile the community together. The victim who was persecuted as the source of disorder would then become venerated as the source of order and meaning for the community and seen as a god. This process of engendering and making possible human community through arbitrary victimization is called, within mimetic theory, the scapegoat mechanism.» (fonte)

Insomma, ogni cristo è prima “un demone” e poi “un dio”, perché nel “tutti contro uno” la sua uccisione disinnesca il “tutti contro tutti” in cui tendono a sfociare le rivalità sociali, ed è in questo senso che “toglie il peccato del mondo”. La storia di Gesù però è la storia di un cristo che in realtà non accetta il suo ruolo, non accetta di “togliere il peccato del mondo” come se riguardasse tutti in eguale misura, e invece lo attribuisce giustamente soprattutto e di gran lunga ai ricchi e potenti, agli egoisti, e ne giudica molto meno colpevoli i poveri e solidali, e immagina e promette di tornare “alla fine dei tempi” per compiere una vendetta violentissima contro i primi e a favore dei secondi, e per salvare “il mondo” trasformandolo.

Questo mi pare più o meno il senso d’insieme, a livello di immaginario, della storia raccontata dai vangeli, in particolare così come possiamo leggerla oggi, e al di là dell’immaginario sempre più spesso mi capita di pensare che oggi l’unica chance che abbiamo è diventare-incarnare-essere in tantə quel cristo, altrimenti soltanto immaginario, che secondo gli stessi vangeli dovrebbe tornare alla fine dei tempi non più per subire le angherie dei prepotenti, ma per mandarli all’inferno, e svoltare così in un mondo migliore per tuttə una situazione che sappiamo propriamente apocalittica, che già ci sta costringendo, in particolare attraverso la crisi climatica, a condizioni di vita sempre più faticose e dolorose, e che sta precipitando sempre più velocemente, anche attraverso l’espansione delle guerre e il dilagare di politiche che le preparano, verso l’estinzione della nostra e di tante altre specie, con la possibile eccezione, comunque quasi sicuramente solo temporanea, di quegli stessi pochi super-ricchi-e-potenti che di questa situazione sono i responsabili di gran lunga maggiori (vedi se vuoi a questo proposito qui, qui, e tant’altro).

Ma in pratica, come potremmo fare? Io penso ancora a qualcosa di simile a questo, anche perché la possibilità di un mondo diverso, molto più emancipato dalla dinamica sacrificale, sta soprattutto nel prendersi dappertutto nel mondo quella di un accesso realmente egualitario e gestito in modo realmente democratico alla sublimazione e alla catarsi pressoché innocua della competitività che discende dal desiderio nella virtualità, in particolare in quella dei videogiochi (per questo è necessario prendere le fabbriche dell’hardware, oltre a tutto il resto).

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