Darwinismo e anarchia

Da La concezione anarchica del vivente,
di Jean-Jacques Kupiec (elèuthera, 2021)

Capitolo sesto
Risposta ad alcune obiezioni

[…]

6.4 Il darwinismo non è anarchico

Associare il darwinismo e l’anarchia nello stesso quadro concettuale potrebbe essere fonte di malintesi che vanno evitati. Una prima precisazione si impone. Quando si fa riferimento al darwinismo per spiegare i meccanismi di embriogenesi non si tratta evidentemente di trasferire il meccanismo preciso della selezione naturale così come viene descritto da Darwin. Si tratta piuttosto di recuperare in primis l’ontologia e la specifica causalità introdotte da Darwin, le quali forniscono un nuovo quadro generale per pensare l’ontogenesi. D’altronde, il meccanismo della selezione naturale non era del tutto precisato in Darwin, dal momento che all’epoca non erano completamente note le modalità della variazione. I biologi di solito fanno riferimento al darwinismo in senso lato quando traspongono la selezione naturale al di fuori del suo originale ambito di applicazione. Che sia nella teoria clonale degli anticorpi o nel darwinismo neuronale citati in precedenza, o ancora nel modello anarchico della differenziazione cellulare, il riferimento al darwinismo indica uno schema generale comune e non un’analogia dei meccanismi in senso stretto, cosa che sarebbe assurda. In ognuno di questi casi quel che si intende esattamente con variabilità e selezione è differente. Del resto, fin dall’inizio l’utilizzo del concetto di «selezione» da parte di Darwin era metaforico.
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La competitività

Ipotesi varie… Tra le nostre caratteristiche innate una molto forte è la competitività. Se nei comportamenti diventiamo meno competitiv* di altr* è forse soprattutto perché abbiamo visto a quali orrori e abissi di tristezza può portare la competizione tra gli esseri umani, e perché abbiamo ipotizzato che la vita possa essere meglio al di fuori delle dinamiche competitive, e abbiamo deciso di tentare di essere diversi. Dapprima è soprattutto un entrare in competizione con la nostra stessa competitività. Poi pian piano ci si libera un po’ e si scopre che si sta meglio. Si arriva a pensare che se ne potrebbe fare totalmente a meno, della competitività, che la si potrebbe eliminare totalmente da sé, e forse è vero. Però forse non è tanto consigliabile far fuori la propria competitività troppo di più degli altr*.