Da “La devastazione dello spazio vitale”

Da La devastazione dello spazio vitale, capitolo terzo di Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, di Konrad Lorenz, 1973 – con un commento mio alla fine

La fretta affannosa del nostro tempo, di cui avremo occasione di trattare nel prossimo capitolo, non lascia il tempo agli uomini di vagliare le circostanze e di riflettere prima di agire. Ci si vanta anzi, da veri incoscienti, di essere dei “doers”, della gente che agisce, mentre si agisce a danno della natura e di se stessi. Veri misfatti vengono oggi compiuti dovunque con l’uso di prodotti chimici, per esempio nell’agricoltura e nella frutticultura dove servono a distruggere gli insetti; ma in modo quasi altrettanto irresponsabile si agisce con i farmaci. Gli immunologi manifestano serie preoccupazioni anche per quel che riguarda l’uso di farmaci molto diffusi. Il bisogno psicologico di avere tutto subito, su cui mi soffermerò nel quarto capitolo, fa sì che alcune branche dell’industria chimica diffondano con delittuosa leggerezza dei medicamenti il cui effetto a lungo termine è assolutamente imprevedibile. Sia per quanto concerne il futuro ecologico dell’agricoltura, sia in campo medico, vige una quasi incredibile superficialità. Chi ha cercato di mettere in guardia contro l’uso indiscriminato di sostanze tossiche è stato screditato e messo a tacere nel modo più infame.
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Darwinismo e anarchia

Da La concezione anarchica del vivente,
di Jean-Jacques Kupiec (elèuthera, 2021)

Capitolo sesto
Risposta ad alcune obiezioni

[…]

6.4 Il darwinismo non è anarchico

Associare il darwinismo e l’anarchia nello stesso quadro concettuale potrebbe essere fonte di malintesi che vanno evitati. Una prima precisazione si impone. Quando si fa riferimento al darwinismo per spiegare i meccanismi di embriogenesi non si tratta evidentemente di trasferire il meccanismo preciso della selezione naturale così come viene descritto da Darwin. Si tratta piuttosto di recuperare in primis l’ontologia e la specifica causalità introdotte da Darwin, le quali forniscono un nuovo quadro generale per pensare l’ontogenesi. D’altronde, il meccanismo della selezione naturale non era del tutto precisato in Darwin, dal momento che all’epoca non erano completamente note le modalità della variazione. I biologi di solito fanno riferimento al darwinismo in senso lato quando traspongono la selezione naturale al di fuori del suo originale ambito di applicazione. Che sia nella teoria clonale degli anticorpi o nel darwinismo neuronale citati in precedenza, o ancora nel modello anarchico della differenziazione cellulare, il riferimento al darwinismo indica uno schema generale comune e non un’analogia dei meccanismi in senso stretto, cosa che sarebbe assurda. In ognuno di questi casi quel che si intende esattamente con variabilità e selezione è differente. Del resto, fin dall’inizio l’utilizzo del concetto di «selezione» da parte di Darwin era metaforico.
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A coloro che verranno dopo di nuovo

Caro Bertoldo, mi viene da ripetere oggi queste tue parole perché il comunismo possibile si chiama anarchia.

Eppure lo sappiamo:
anche l’odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

(Bertolt Brecht, A coloro che verranno dopo)

(Ugly in the morning, Faith no more)

Andrea Pazienza - Una tavola da “Gli ultimi giorni di Pompeo” - Una persona in armi da kendo e sopra la sua testa questa scritta «Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore...»
Andrea Pazienza – Una tavola da “Gli ultimi giorni di Pompeo” – Una persona in armi da kendo e sopra la sua testa questa scritta «Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore…»

RUSSIA – Anarchists against the invasion of Ukraine

Da CrimethInc.

INTRODUCTION

On February 23, immediately after the Russian military invaded Ukraine, photographs reached us of two lone Russian anarchists standing by themselves in downtown Moscow, holding signs. One sign read “No troops to Donbas”. They were swiftly arrested by riot police.
By the next day, thousands of Russians had followed their example, coming into the streets of dozens of Russian cities to protest the war at great risk to themselves. Many of them were arrested. In Moscow, one group of anarchists marched repeatedly with a banner reading “Peace for Ukraine – Freedom for Russia” on the night of February 24. Even after police dispersed the main demonstration, making a large number of arrests, this group of anarchists regrouped and marched again until the police charged and arrested them as well.

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UKRAINE – Background on the Russian Invasion

Da CrimethInc.

INTRODUCTION

The Russian invasion poses thorny questions for anarchists. How do we oppose Russian military aggression without simply playing into the agenda of the United States and other governments? How do we continue to oppose Ukrainian capitalists and fascists without helping the Russian government to craft a narrative to justify direct or indirect intervention? How do we prioritize both the lives and the freedom of ordinary people in Ukraine and the neighboring countries?
And what if war is not the only danger here? How do we avoid reducing our movements to subsidiaries of statist forces without winding up irrelevant in a time of escalating conflict? How do we continue to organize against all forms of oppression even in the midst of war, without adopting the same logic as state militaries?
If anarchists are going to work alongside statist groups – as has already occurred in Rojava and elsewhere – that makes it all the more important to articulate a critique of state power and to develop a nuanced framework by which to evaluate the results of such experiments.

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L’ultimo capitolo di “La penultima verità”

La penultima verità,
di Philip K. Dick,
capitolo 29

All’una di quel pomeriggio Carol Tigh effettuò con successo l’operazione di trapianto del pancreas sul corpo ancora congelato di Maury Souza; poi, grazie alle risorse mediche più sofisticate del formicaio, ripristinò la circolazione sanguigna, il battito cardiaco e la respirazione del vecchio. Il suo cuore cominciò a pompare sangue da solo, e subito, con cautela e abilità, gli stimolatori artificiali delle funzioni vennero rimossi uno dopo l’altro.

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Manfred

Andrea Pazienza - Tavola da "Pompeo"

«Ma io so fare ciò che più aborro» è una frase che mi colpì molto quando lessi il Pompeo di Pazienza, e che mi torna in mente abbastanza spesso. Mi son sempre chiesto «Ma chi sarà questo Manfred?», e oggi ho scoperto che è il Manfred di Byron, da cui Carmelo Bene trasse per questo spettacolo una riduzione in italiano che riporto sotto perché la trovo bella.

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Progetto di opere future (P.P. Pasolini)

PROGETTO DI OPERE FUTURE
(Novembre-Dicembre 1963 – da Poesia in forma di rosa, 1964)
(Con un piccolo commento mio alla fine)

Anche oggi, nella malinconica fisicità
in cui la nazione è occupata a formare un Governo,
e il Centro-Sinistra ai fragili linguisti fa

fremere gli organi normativi-l’inverno
imbeve di oscura luce le cose lontane
e accende appena, mauve e verde, le vicine, in un esterno

perduto nel fondo delle età italiane …
con le terre azzurre di Piero sgorganti da indicibili
azzurrini di Linguadoca … se non da siciliane

azzurrità di Origini … che qui, nelle rozze appendici
degli squisiti Centri, sono verdi e mauve,
per fango e cielo, limoni e rose … occhi di Federici

con metà cuore in cerchi di mandorli rupestri dove
cade luce d’Arabia, l’altra metà in qualche avvallamento
imperlato di nebbia: con Alpi lontane, follemente nuove..

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Sabotiamo la guerra innescando l’Internazionale

Editoriale del numero 4 della rivista BEZMOTIVNY, uscito a febbraio 2022 e dedicato alla crisi ucraina.


Quando i lettori avranno tra le mani queste righe la crisi in Ucraina potrebbe aver raggiunto il parossismo ed essersi scatenata nella sua drammatica precipitazione. O forse no. Alcuni passaggi potrebbero essere stati superati o smentiti dai fatti, o ancora in attesa di verifica. Non siamo preoccupati per un’eventuale inattualità di quanto stiamo scrivendo, giacché queste parole non possono che essere inattuali. Di fronte alla guerra l’anarchismo ha sempre mantenuto la stessa posizione che fu di Bakunin sin dai tempi del conflitto francoprussiano e della Comune. Conviene dunque partire dalle ovvietà.

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