Mi levo da mastodon

[Edit (24 novembre): ho proposto all’amico con il quale abbiamo fatto mastodon.help di mettere, nella guida stessa, una critica alla deriva centralizzante e gamificante che mastodon sta avendo; siamo d’accordo di farlo, perciò per ora continuerò a occuparmene.]

 

Forse, principalmente, è perché mi sono un po’ rotto le balle dei social in generale, della troppa comunicazione “in pubblico”, comunque mi levo pure da mastodon (dopo averlo fatto ormai da tempo da facebook e da instagram) e smetto di occuparmi dei progetti relativi che avevo in ballo (mastodon.help, idefix, ecc.) anche perché mastodon sta centralizzando e gamificando il fediverso. Per 5 anni, se non di più, ho messo non poco tempo ed energie per supportare una piattaforma che nel frattempo non ha perseguito quanto avrebbe potuto, nemmeno lontanamente, la decentralizzazione di cui si fa vanto, e che almeno dalla versione 3.5, uscita a primavera di quest’anno subito dopo la dichiarazione di musk di voler acquistare twitter e il conseguente mini-esodo da twitter a mastodon, persegue invece attivamente centralizzazione e gamificazione, “twitterizzandosi” con la sezione “esplora” che suggerisce post, hashtag e account “da seguire” in base al numero di stelline, condivisioni e follower, e consigliando a* nuov* utent* gli account più seguiti. Anche per questo ho cancellato i miei account mastodon, compresi gli account idefix, tranne i due che ho ancora su nebbia.fail, perché nebbia ha un problema tecnico che impedisce allə utentə di farlo autonomamente, ma ho chiesto allə admin di farlo per me da shell. Ciao alle persone che ho conosciuto lì e a cui voglio bene, magari ci si vedrà in giro da altre parti.

 

Approfondimenti

 

Un incontro

Stamattina, come al solito, più o meno, ho fatto un giro al parco, quello più vicino a casa. A un certo punto mi son seduto su una panca per fumare una sigaretta.

Sento un rumoretto di ghiaia calpestata, do un’occhiata dietro la mia spalla destra, vedo risalire camminando lentamente lungo la stradina sterrata di fianco al pratone-bassopiano un uomo molto barbuto, di barba bianca e lunga abbastanza curata, dall’aspetto per il resto un po’ dimesso, che spinge una bici da città vecchiotta con telaio grigio scuro e sul retro borse portarobe piene di non so e sul davanti una cesta sotto il manubrio, vuota.

Quando arriva all’altezza della panca su cui son seduto si ferma una prima volta, mi volto ancora, ci guardiamo un po’, gli sorrido, resta serio. Poi di nuovo lo fa mentre è proprio alle mie spalle. Poi un po’ più avanti. Al che gli dico «Ciao, vuoi una sigaretta?»

«Non fumo più», risponde, e si avvicina. Mi scanso un po’ sulla panca, si siede.

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La sedia sacra – un sogno di tanto tempo fa

Sono in una specie di campeggio gigantesco, un bel posto – in realtà bei posti, molto diversi tra loro, perché il territorio è enorme; non è propriamente vacanza, ma anche sì; siamo all’aperto, ci sono varie tende, in cui dormono dei nuclei di persone, ma insomma nelle tende non ci si sta molto, a quanto pare si sta più fuori, anche se io non so bene cosa facciano fuori gli altri; io sono in una di queste tende, in un’area abbastanza periferica del campeggio, abbastanza bella; c’è un albero di fianco alla tenda, i rami usati per sostenerla; è pomeriggio inoltrato, tipo mezza estate; sono in questa tenda e ci sono molte cose in cui potrei «perdermi», oggetti macchinari attrezzi di tutti i tipi; non c’è nessun altro nella tenda oltre a me, e io sono molto spaesato; mi pare la mia tenda, e allo stesso tempo è nuova; mi pare di riconoscere tutto, e allo stesso tempo che sia tutto nuovo; ma non so come sto, la mia situazione interna è un po’ un limbo con grandi punti interrogativi; in particolare, non ho la minima idea di chi ci sia in quel grande campeggio lì intorno oltre a me, non so facce, non so niente, oltre a me che riconosco la situazione, e mi pare nuova; non sono preso male ma ho queste domande, allora esco per vedere se incontro qualcuno: di star lì a giocare con i vari attrezzi da solo in quel momento non ho voglia, voglio vedere le persone; esco, e passa un tipo che, nella realtà, vedevo nella piazza dove andavamo, e che non ho mai frequentato molto; mi saluta come conoscendomi parecchio, e normalmente, con un certo affetto che non è direttamente per me ma è anche per me. Continua a leggere La sedia sacra – un sogno di tanto tempo fa

Un sogno risalente almeno al 2005

Dal mio “file dei sogni”

 

…prima, in salento, una notte ho sognato che vivevo in una casa poverissima e un po’ diroccata con mia madre, mia madre mi diceva di andare da qualche parte, per farle una commissione, io ne avevo abbastanza voglia, uscivo e cominciavo a camminare per una città tutta mezza distrutta, distrutta da tempo, ma viva, con piante che crescevano tra i palazzi diroccati, sulle rovine nelle rovine, e gente, non molta, che andava e veniva … e camminavo e a un certo punto era notte, molto chiara per via della luna, e io mi fermavo a guardare la luna, piena, grossa, bianca nel cielo … mentre la guardavo, avveniva un’eclissi lunare … la terra tra il sole e la luna … la luna da bianca si faceva arancio sempre più scuro …. e succedeva questa cosa stranissima e per me meravigliosa: man mano che entrava nel cono d’ombra della terra, la superficie lunare, dal lato da cui la vedevo io, cominciava come ad aprirsi strato su strato, una cosa di sabbie e via via altri materiali più profondi che si scostavano ecc., e via via io vedevo dentro la luna, tutti i vari strati di cui era composta aprirsi via via fino al nucleo, che si scopriva nel momento in cui la luna era al centro del cono d’ombra, ed era bellissimo … il nucleo solo per un attimo, ma non era un nucleo freddo era un nucleo caldo, poi subito dopo via via che usciva dal cono d’ombra, il processo inverso.

 

Questo sogno mi ricorda questa canzone dei Massimo volume.

A coloro che verranno dopo di nuovo

Caro Bertoldo, mi viene da ripetere oggi queste tue parole perché il comunismo possibile si chiama anarchia.

 

Eppure lo sappiamo:
anche l’odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.

 

Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

 

(Bertolt Brecht, A coloro che verranno dopo)

 

Andrea Pazienza - Una tavola da “Gli ultimi giorni di Pompeo” - Una persona in armi da kendo e sopra la sua testa questa scritta «Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore...»
Andrea Pazienza – Una tavola da “Gli ultimi giorni di Pompeo” – Una persona in armi da kendo e sopra la sua testa questa scritta «Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore…»

Manfred

Andrea Pazienza - Tavola da "Pompeo"

«Ma io so fare ciò che più aborro» è una frase che mi colpì molto quando lessi il Pompeo di Pazienza, e che mi torna in mente abbastanza spesso. Mi son sempre chiesto «Ma chi sarà questo Manfred?», e oggi ho scoperto che è il Manfred di Byron, da cui Carmelo Bene trasse per questo spettacolo una riduzione in italiano che riporto sotto perché la trovo bella.

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Cani e gatti sciolti, il mio ricordo di Genova G8 2001

Antefatto: ero ancora in analisi, dal ’96 mi pare: 4 incontri a settimana. Avevo 25 anni, ora ne ho 45. Avevo detto alla mia analista che con un amico, F., sarei andato a Genova per partecipare alle manifestazioni contro il G8. L’intenzione era di andare il 19 luglio, il giorno del corteo dei migranti, e fare 19, 20 e 21. Non ricordo cosa disse lei di questo progetto, probabilmente niente (facevo analisi “classica”, “freudiana”, steso sul lettino con lei alle spalle, spessissimo non diceva niente su quel che dicevo e raccontavo), ma quando le chiesi esplicitamente “Lei ci sarà?” mi rispose “Ah io no!” con un tono da “Fossi matta!” che mi dette fastidio. Tempo dopo seppi che suo marito, anche lui analista freudiano, col quale lei condivideva appartamento e studio nello stesso palazzo, era andato a Genova con un gruppo organizzato di psicologi, anche con pazienti mi pare.

Non ricordo per che motivo, non partiamo il 19 mattina ma la mattina seguente, il 20. Il corteo dei migranti del 19 è stato bello partecipato e tranquillo, e noi siamo abbastanza tranquilli. Del viaggio di andata ricordo solo che col mio amico ci sedemmo per caso in un vagone su cui la maggioranza delle persone erano del centro sociale Vittoria, che allora (forse anche adesso) stava in via Muratori a Milano. Ricordo che a un certo punto un compagno del Vittoria ci dette delle mascherine leggere, tipo le FFP1 di adesso, “per difendervi dai gas, facile che ci saranno”. Per il resto situazione nostra, mia e del mio amico, che mi pare di ricordare un po’ tesa, emozionata, ma in chiave di presa bene.

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Dal dentista: la procedura, l’orgoglio (e il pregiudizio?)

 

Ho avuto molte carie in vita mia, in un certo periodo, perché (me l’ha detto il dentista) ho una dentatura piuttosto particolare (ho gli incisivi storti, i canini pure un po’, ho dovuto togliere tutti i denti del giudizio perché c’era poco spazio, crescevano in orizzontale senza spuntare dalla gengiva, creavano problemi al resto dei denti, e in un paio di casi cominciavano a far male) che richiede pulizia più accurata di altre e per un po’ di anni quella che facevo, per quanto accurata, era troppo saltuaria.

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“Asperger” ancom

A volte penso a Elon Musk, che pare sia “asperger” e si è fatto una vita da ricchissimo privilegiatissimo come sappiamo, e a Temple Grandin, che sicuramente è “asperger”, e al fatto che si è fatta una vita mettendo a profitto la propria sensibilità nei confronti degli animali, ovvero progettando impianti che li portano al macello inconsapevolmente, senza causargli paura; io credo di essere un po’ “asperger”, ma non vorrei mai fare con l’altr* uman* quello che Grandin fa con gli animali, perché tra l’altro noi uman* abbiamo più possibilità di rivoltarci, di cambiare radicalmente il “destino” di ecocollasso, guerre miseria sfruttamento malattie scritto da altr* per noi. Di fare l’Internazionale anarcomunista, insomma, per redistribuire e riprenderci tutti i mezzi di produzione, tutto, perché tutto è nostro e di tutt*, e gestirlo comunitariamente per il bene di tutt* l’esser* viventi su questo pianeta.

:-) <3

Per la consueta rubrica “padri e figli”

Per la consueta rubrica “padri&figli”: mi scrive su facebook G. B., in un commento (ora non più visibile) a un mio post in cui linkavo questo mio “tentativo autobiografico di un mezzo matto”, che nella sua parte finale è poi principalmente un tentativo di chiarirmi e chiarire le difficoltà del rapporto con mio padre: “A volte si ha bisogno di dire un bel vaffanculo a qualcuno. E dopo ci si riconcilia più facilmente”.

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