Darwinismo e anarchia

Da La concezione anarchica del vivente,
di Jean-Jacques Kupiec (elèuthera, 2021)

Capitolo sesto
Risposta ad alcune obiezioni

[…]

6.4 Il darwinismo non è anarchico

Associare il darwinismo e l’anarchia nello stesso quadro concettuale potrebbe essere fonte di malintesi che vanno evitati. Una prima precisazione si impone. Quando si fa riferimento al darwinismo per spiegare i meccanismi di embriogenesi non si tratta evidentemente di trasferire il meccanismo preciso della selezione naturale così come viene descritto da Darwin. Si tratta piuttosto di recuperare in primis l’ontologia e la specifica causalità introdotte da Darwin, le quali forniscono un nuovo quadro generale per pensare l’ontogenesi. D’altronde, il meccanismo della selezione naturale non era del tutto precisato in Darwin, dal momento che all’epoca non erano completamente note le modalità della variazione. I biologi di solito fanno riferimento al darwinismo in senso lato quando traspongono la selezione naturale al di fuori del suo originale ambito di applicazione. Che sia nella teoria clonale degli anticorpi o nel darwinismo neuronale citati in precedenza, o ancora nel modello anarchico della differenziazione cellulare, il riferimento al darwinismo indica uno schema generale comune e non un’analogia dei meccanismi in senso stretto, cosa che sarebbe assurda. In ognuno di questi casi quel che si intende esattamente con variabilità e selezione è differente. Del resto, fin dall’inizio l’utilizzo del concetto di «selezione» da parte di Darwin era metaforico.
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Gesù e me

[Ultima modifica: martedì 17 maggio, 15:20]

Dal vangelo secondo Matteo

«Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. […] Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.»

Dalla mia testa

Allora Pietro gli chiese: “Quanto fa?”. Rispose Gesù: “Abbastanza da ridursi a non potersi più nemmeno difendere, forse a schiattarci”. “Diabolico!”, esclamò Pietro, gli voltò le spalle e se ne andò. Non si videro più per millenni. Si reincontrarono nel 2021, e Pietro disse a Gesù quanto segue.

– Ti do ragione su un sacco di cose, «meglio insegnare a pescare che dare un pesce», per esempio, molto bella e giusta, sebbene a volte, se uno sta morendo di fame per esempio, daglielo il pesce, prima d’insegnargli. Ma ti credo e la penso come te, non scherzo, anche su un’altra cosa, credo la più importante: credo davvero che il capro espiatorio, prima di “diventare una capra” (prima che il sacrificio ritualizzatosi diventasse a danno di una capra) era, quando non poteva essere qualche prigioniero di guerra, qualche solitari* magari stran* ai margini della comunità e perciò con nessun* in grado di vendicarl*, che progressivamente, siccome non partecipava all’escalation delle rivalità e delle vendette, veniva identificato da sempre più persone come “origine del male”, come demone responsabile di quel che stava loro accadendo, di tutti i loro mali, e così poi sacrificato: improvvisamente, dopo il tutti-contro-un* e il sacrificio cruento, le rivalità della comunità si smorzavano, rientravano, e il sacrificio del “capro” aveva riportato la pace, e il capro diventava “sacro” (Girard arriva a sostenere che la capacità di simbolizzazione propria della mente umana nascerebbe da queste dinamiche ancestrali: un “demone” che poi diventa un “angelo”; io penso che possa essere in parte vero, ma penso anche che abbiano influito tanti altri fattori); e che senza questo “tutti-contro-uno” iniziale, poi più o meno ritualizzatosi, non sarebbero state possibili unità e progresso, e non lo furono, per come li intendiamo noi, tra quelle civiltà che praticavano meno il sacrificio, e magari mangiavano più psichedeleci; perché è vero: soprattutto in occidente facciamo tendenzialmente schifo, siamo competitivi da far schifo, e vanesi vanitosi ecc., ecc., ed entriamo in rivalità anche solo per competitività, anche quando non ci sono ragioni materiali più stringenti. Ti credo: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo», come hai citato dall’antico testamento. Perciò si: hai cominciato a rivelare il meccanismo ancestrale e sempre attuale del capro espiatorio, hai contribuito in modo determinante a mettere in luce la pratica ancestrale e mai finita del capro espiatorio, René Girard l’ha chiarita ulteriormente, ma al contempo mi sembra che tu non li abbia per niente aiutati i più fragili, gli oppressi, quelli che più facilmente diventano tuttora i capri espiatori, dicendogli di porgere sempre l’altra guancia, di lasciarsi sfruttare e anzi «se uno ti obbliga a fare un miglio, tu fanne due». Non li hai aiutati, così, non ci hai aiutati, così, e anzi di questo si sono approfittati i più stronzi, i padroni e i potenti, e guarda come siamo messi nel 2021. Avresti potuto dire ai forti «Guardate che schifo avete fatto, e che schifo fate, io sto coi miei simili, con le pietre scartate, con gli emarginati, i dropout, quelli che voi uccidevate e uccidete nel nome di una ‘unità’ che è una piramide di sfruttamento, e di un ‘progresso’ delle tecniche distribuito anch’esso a piramide che sta massacrando, tra l’altro, l’ecosistema; io sto con loro e insieme impareremo almeno a difenderci da voi prepotenti, e quando necessario anche a contrattaccare». Perché magari ora che sappiamo come siamo, tendenzialmente, e  lo schifo cui riusciamo ad arrivare a causa della competitività e della vanità, magari poi riusciremmo non dico a vivere in pace assoluta, ma tanto meglio si, o almeno senza che la competizione, la rivalità, le gelosie, le invidie arrivino agli ammazzamenti; ci sono tanti modi per sublimarla giocosamente, innocuamente, la competitività, ce ne sono sempre di più e ci sono tante cose che si potrebbero fare meglio per tutt*, così che almeno la competizione non si innesti sulla necessità o sull’invidia per eccesso di diseguaglianza e almeno non diventi causa di rivalità così enormi da finire in ammazzamenti. Che poi magari era quello che già dicevi, che poi magari tutte quelle parti del nuovo testamento sul subire sempre, e «Date a cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio», sono aggiunte postume, riscritture, fatte dal potere. Ora non potremmo fare la pace tra gli oppressi, e chi non vuole più opprimere, e chi si sforza di non opprimere, e la guerra agli oppressori? La dinamica sociale del capro espiatorio non è mai finita, le cacce alle “streghe” sono state compiute anche in nome delle tue parole (Matteo 19:9-12: «“Perciò io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio”. Gli dissero i discepoli: “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”. Egli rispose loro: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”») e tuttora le donne, anche nei paesi “sviluppati”, sono le più maltrattate; nel nome tuo e di quel che hai detto o ti han messo in bocca ci son stati i più grandi genocidi della storia, quelli nelle americhe e in africa, il colonialismo, il capitalismo, una piramide sociale di altezza mai vista prima, la tecnologia ai ricchi sempre più ricchi e pochi, i poveri sempre più poveri e tanti, e il mondo intero nel caos climatico e, in zone sempre più vaste e sempre più povere, con le risorse vitali e tante specie che non ce la fanno più a rigenerarsi abbastanza da sfamarci, dissetarci, vestirci, ecc., e che anche perciò trotta verso la terza guerra mondiale, nucleare, tra coalizioni di stati più o meno “forti”, più o meno armati. Non sarebbe il caso di fare la pace tra gli oppressi e la guerra agli oppressori, una nuova Internazionale, invece di continuare a subire dall’alto la competizione tra i ricchi, come loro pedine e carne da macello, e invece di continuare a competere in basso come se non ci fosse speranza alcuna per questo mondo?»

La competitività

Ipotesi varie… Tra le nostre caratteristiche innate una molto forte è la competitività. Se nei comportamenti diventiamo meno competitiv* di altr* è forse soprattutto perché abbiamo visto a quali orrori e abissi di tristezza può portare la competizione tra gli esseri umani, e perché abbiamo ipotizzato che la vita possa essere meglio al di fuori delle dinamiche competitive, e abbiamo deciso di tentare di essere diversi. Dapprima è soprattutto un entrare in competizione con la nostra stessa competitività. Poi pian piano ci si libera un po’ e si scopre che si sta meglio. Si arriva a pensare che se ne potrebbe fare totalmente a meno, della competitività, che la si potrebbe eliminare totalmente da sé, e forse è vero. Però forse non è tanto consigliabile far fuori la propria competitività troppo di più degli altr*.