La sedia sacra – un sogno di tanto tempo fa

Sono in una specie di campeggio gigantesco, un bel posto – in realtà bei posti, molto diversi tra loro, perché il territorio è enorme; non è propriamente vacanza, ma anche sì; siamo all’aperto, ci sono varie tende, in cui dormono dei nuclei di persone, ma insomma nelle tende non ci si sta molto, a quanto pare si sta più fuori, anche se io non so bene cosa facciano fuori gli altri; io sono in una di queste tende, in un’area abbastanza periferica del campeggio, abbastanza bella; c’è un albero di fianco alla tenda, i rami usati per sostenerla; è pomeriggio inoltrato, tipo mezza estate; sono in questa tenda e ci sono molte cose in cui potrei «perdermi», oggetti macchinari attrezzi di tutti i tipi; non c’è nessun altro nella tenda oltre a me, e io sono molto spaesato; mi pare la mia tenda, e allo stesso tempo è nuova; mi pare di riconoscere tutto, e allo stesso tempo che sia tutto nuovo; ma non so come sto, la mia situazione interna è un po’ un limbo con grandi punti interrogativi; in particolare, non ho la minima idea di chi ci sia in quel grande campeggio lì intorno oltre a me, non so facce, non so niente, oltre a me che riconosco la situazione, e mi pare nuova; non sono preso male ma ho queste domande, allora esco per vedere se incontro qualcuno: di star lì a giocare con i vari attrezzi da solo in quel momento non ho voglia, voglio vedere le persone; esco, e passa un tipo che, nella realtà, vedevo nella piazza dove andavamo, e che non ho mai frequentato molto; mi saluta come conoscendomi parecchio, e normalmente, con un certo affetto che non è direttamente per me ma è anche per me. Continua a leggere La sedia sacra – un sogno di tanto tempo fa

Darwinismo e anarchia

Da La concezione anarchica del vivente,
di Jean-Jacques Kupiec (elèuthera, 2021)

Capitolo sesto
Risposta ad alcune obiezioni

[…]

6.4 Il darwinismo non è anarchico

Associare il darwinismo e l’anarchia nello stesso quadro concettuale potrebbe essere fonte di malintesi che vanno evitati. Una prima precisazione si impone. Quando si fa riferimento al darwinismo per spiegare i meccanismi di embriogenesi non si tratta evidentemente di trasferire il meccanismo preciso della selezione naturale così come viene descritto da Darwin. Si tratta piuttosto di recuperare in primis l’ontologia e la specifica causalità introdotte da Darwin, le quali forniscono un nuovo quadro generale per pensare l’ontogenesi. D’altronde, il meccanismo della selezione naturale non era del tutto precisato in Darwin, dal momento che all’epoca non erano completamente note le modalità della variazione. I biologi di solito fanno riferimento al darwinismo in senso lato quando traspongono la selezione naturale al di fuori del suo originale ambito di applicazione. Che sia nella teoria clonale degli anticorpi o nel darwinismo neuronale citati in precedenza, o ancora nel modello anarchico della differenziazione cellulare, il riferimento al darwinismo indica uno schema generale comune e non un’analogia dei meccanismi in senso stretto, cosa che sarebbe assurda. In ognuno di questi casi quel che si intende esattamente con variabilità e selezione è differente. Del resto, fin dall’inizio l’utilizzo del concetto di «selezione» da parte di Darwin era metaforico.
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Un sogno risalente almeno al 2005

Dal mio “file dei sogni”

…prima, in salento, una notte ho sognato che vivevo in una casa poverissima e un po’ diroccata con mia madre, mia madre mi diceva di andare da qualche parte, per farle una commissione, io ne avevo abbastanza voglia, uscivo e cominciavo a camminare per una città tutta mezza distrutta, distrutta da tempo, ma viva, con piante che crescevano tra i palazzi diroccati, sulle rovine nelle rovine, e gente, non molta, che andava e veniva … e camminavo e a un certo punto era notte, molto chiara per via della luna, e io mi fermavo a guardare la luna, piena, grossa, bianca nel cielo … mentre la guardavo, avveniva un’eclissi lunare … la terra tra il sole e la luna … la luna da bianca si faceva arancio sempre più scuro …. e succedeva questa cosa stranissima e per me meravigliosa: man mano che entrava nel cono d’ombra della terra, la superficie lunare, dal lato da cui la vedevo io, cominciava come ad aprirsi strato su strato, una cosa di sabbie e via via altri materiali più profondi che si scostavano ecc., e via via io vedevo dentro la luna, tutti i vari strati di cui era composta aprirsi via via fino al nucleo, che si scopriva nel momento in cui la luna era al centro del cono d’ombra, ed era bellissimo … il nucleo solo per un attimo, ma non era un nucleo freddo era un nucleo caldo, poi subito dopo via via che usciva dal cono d’ombra, il processo inverso.

Questo sogno mi ricorda questa canzone dei Massimo volume.

A coloro che verranno dopo di nuovo

Caro Bertoldo, mi viene da ripetere oggi queste tue parole perché il comunismo possibile si chiama anarchia.

Eppure lo sappiamo:
anche l’odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

(Bertolt Brecht, A coloro che verranno dopo)

(Ugly in the morning, Faith no more)

Andrea Pazienza - Una tavola da “Gli ultimi giorni di Pompeo” - Una persona in armi da kendo e sopra la sua testa questa scritta «Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore...»
Andrea Pazienza – Una tavola da “Gli ultimi giorni di Pompeo” – Una persona in armi da kendo e sopra la sua testa questa scritta «Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d’amore…»

RUSSIA – Anarchists against the invasion of Ukraine

Da CrimethInc.

INTRODUCTION

On February 23, immediately after the Russian military invaded Ukraine, photographs reached us of two lone Russian anarchists standing by themselves in downtown Moscow, holding signs. One sign read “No troops to Donbas”. They were swiftly arrested by riot police.
By the next day, thousands of Russians had followed their example, coming into the streets of dozens of Russian cities to protest the war at great risk to themselves. Many of them were arrested. In Moscow, one group of anarchists marched repeatedly with a banner reading “Peace for Ukraine – Freedom for Russia” on the night of February 24. Even after police dispersed the main demonstration, making a large number of arrests, this group of anarchists regrouped and marched again until the police charged and arrested them as well.

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