Dal dentista: la procedura, l’orgoglio (e il pregiudizio?)

 

Ho avuto molte carie in vita mia, in un certo periodo, perché (me l’ha detto il dentista) ho una dentatura piuttosto particolare (ho gli incisivi storti, i canini pure un po’, ho dovuto togliere tutti i denti del giudizio perché c’era poco spazio, crescevano in orizzontale senza spuntare dalla gengiva, creavano problemi al resto dei denti, e in un paio di casi cominciavano a far male) che richiede pulizia più accurata di altre e per un po’ di anni quella che facevo, per quanto accurata, era troppo saltuaria.

Continua a leggere Dal dentista: la procedura, l’orgoglio (e il pregiudizio?)

Paesaggi di fitness

Da Il quark e il giaguaro, di Murray Gell-Mann

 

Paesaggi di fitness

 

Una difficoltà generale si evidenzia quando introduciamo la nozione qualitativa di «paesaggio di fitness». Immaginiamo che i diversi genotipi siano disposti su una superficie orizzontale bidimensionale (in realtà si tratta di uno spazio matematico a molte dimensioni di possibili genotipi). Il valore di fitness di un dato genotipo è rappresentato dall’altezza di un punto; al variare del genotipo, la fitness descrive una superficie (bidimensionale), con moltissime colline e valli, nello spazio a tre dimensioni. I biologi rappresentano convenzionalmente la crescita della fitness con altezze progressivamente maggiori, così che i suoi massimi corrispondono alle cime delle colline e i suoi minimi agli avvallamenti più profondi; io userò invece la convenzione inversa, che è abituale in molti altri campi. Nella mia rappresentazione, quindi, la fitness aumenta con la profondità, e i suoi massimi coincidono con i punti più bassi delle depressioni, come mostra la figura di pagina 285 [qui sotto].

Un paesaggio di fitness: il valore della fitness aumenta al diminuire dell’altezza
Un paesaggio di fitness: il valore della fitness aumenta al diminuire dell’altezza

Il paesaggio è molto complicato, con numerose voragini (massimi locali di fitness) di profondità assai varia. Se l’effetto dell’evoluzione fosse sempre quello di scendere a valle – di migliorare sempre l’adattamento – il genotipo si fisserebbe probabilmente sul fondo di una depressione poco profonda e non avrebbe modo di raggiungere i buchi profondi vicini, cui corrisponde una fitness molto maggiore. Quanto meno, esso dovrebbe muoversi in un modo più complicato di quello di scivolare semplicemente verso valle. Se avesse anche qualche moto casuale in altre direzioni, potrebbe evadere da depressioni poco profonde e trovarne altre più profonde nelle vicinanze. Questi moti casuali non dovrebbero però superare certi limiti, altrimenti l’intero processo cesserebbe di funzionare. Come abbiamo visto in una varietà di situazioni, un sistema complesso adattativo funziona al meglio in una situazione intermedia fra l’ordine e il disordine.

“Asperger” ancom

A volte penso a Elon Musk, che pare sia “asperger” e si è fatto una vita da ricchissimo privilegiatissimo come sappiamo, e a Temple Grandin, che sicuramente è “asperger”, e al fatto che si è fatta una vita mettendo a profitto la propria sensibilità nei confronti degli animali, ovvero progettando impianti che li portano al macello inconsapevolmente, senza causargli paura; io credo di essere un po’ “asperger”, ma non vorrei mai fare con l’altr* uman* quello che Grandin fa con gli animali, perché tra l’altro noi uman* abbiamo più possibilità di rivoltarci, di cambiare radicalmente il “destino” di ecocollasso, guerre miseria sfruttamento malattie scritto da altr* per noi. Di fare l’Internazionale anarcomunista, insomma, per redistribuire e riprenderci tutti i mezzi di produzione, tutto, perché tutto è nostro e di tutt*, e gestirlo comunitariamente per il bene di tutt* l’esser* viventi su questo pianeta.

:-) <3

Per la consueta rubrica “padri e figli”

Per la consueta rubrica “padri&figli”: mi scrive su facebook G. B., in un commento (ora non più visibile) a un mio post in cui linkavo questo mio “tentativo autobiografico di un mezzo matto”, che nella sua parte finale è poi principalmente un tentativo di chiarirmi e chiarire le difficoltà del rapporto con mio padre: “A volte si ha bisogno di dire un bel vaffanculo a qualcuno. E dopo ci si riconcilia più facilmente”.

Continua a leggere Per la consueta rubrica “padri e figli”

Lo shiatsu e la rivoluzione

A me il trattamento shiatsu che mi fa una mia amica che per impararlo ha fatto un corso di tre anni fa un sacco bene. È il fatto di esser palpugnato, certo, ma anche, mi sembra, che con le sue mani, ginocchia, gomiti, schiaccia, a volte in profondità, dei punti in cui accumulo tensione muscolare, probabilmente di origine prevalentemente psichica, senza neanche accorgermene; a volte anche provocandomi un po’ di dolore iniziale, finché il corpo oppone resistenza. Mi sembra che rispetto alla resistenza lei stia molto attenta al respiro: prova a premere un po’ di più solo mentre espiro, sente la reazione della parte che sta premendo (se resta tesa, immagino) e vede un po’ anche quella del mio corpo in generale (se smetto di espirare, se sposto un po’ la parte, e tant’altro), e decide se e quanto affondare di più alla successiva mia espirazione. L’idea che mi son fatto è che sciolga, almeno per un po’, le tensioni muscolari lì dove si accumulano. Poi, noto che per un po’ (un paio di giorni) penso meno, o meno freneticamente, in particolare alle piccole e grandi violenze e oppressioni in cui siamo immersi, e forse le noto anche meno, probabilmente perché il trattamento mette in circolo endorfine, o simili; e noto di più le cose belle, gentili, che pure continuano a esserci, un pochino. Così poi pian piano mi torna la voglia di uccidere i prepotenti, di fare la rivoluzione, e la tensione ricomincia ad accumularsi, e mi resta la domanda: dove la metteremo, poi, la nostra “parte cattiva”, competitiva, ecc., ecc.? Basteranno l’arte, la catarsi in fiction sempre più interagibili, l’autocontrollo per consapevolezza culturale? Be’, quando la reprimeremo in noi, per autocontrollo, accumulando via via tensione, anche lo shiatsu potrà aiutarci, penso.

Gesù e me

Dal vangelo secondo Matteo

 

«Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. […] Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.»

 

Dalla mia testa

 

Allora Pietro gli chiese: “Quanto fa?”. Rispose Gesù: “Abbastanza da ridursi a non potersi più nemmeno difendere, forse a schiattarci”. “Diabolico!”, esclamò Pietro, gli voltò le spalle e se ne andò. Non si videro più per millenni. Si reincontrarono nel 2021, e Pietro disse a Gesù quanto segue.

Continua a leggere Gesù e me