Una cornacchietta e un bombo

Poco fa, tornando da passeggiata con mami, nella strada dietro il mio caseggiato, sull’asfalto del marciapiede, ai piedi di un palo della luce, c’era una giovane, piccola cornacchia, ferma, “in piedi”, che non si è spostata neanche un po’ al passaggio mio e di mia mamma, nonostante fossimo a meno di un metro. Aveva l’aria impanicata, girava spesso la testa, ma non ha mai nemmeno un po’ mosso le ali. Abbiam pensato inizialmente semplicemente non stesse bene, poi che fosse “caduta dal nido” o, insomma, qualcosa del genere, perché si vedeva che è giovane. In quella è arrivato un signore in canotta azzurra, pelato, con la pelle molto abbronzata, che ha detto “è una giovane corvetta” (stiamo a Milano, zona Corvetto) “caduta dal nido, meglio prenderla e metterla nella siepe”, la siepe dietro il cancello che divide il marciapiede dal giardino di un hotel, “poi ci penserà sua mamma”. Le è andato alle spalle e ha fatto per prenderla, ma lei è riuscita a fare un salto in avanti e sfuggirgli. In quella si è sentito dall’alto un gracchiare forte: mamma cornacchia, sbucata forse dalla chioma dei pini nel giardino dell’hotel, svolazzava intorno alla cima del palo, allarmata, forse arrabbiata. Girava in tondo. Il signore si è riavvicinato alla cornacchietta giovane e questa volta è riuscito a prenderla con la mano destra, poi l’ha racchiusa tra entrambe le mani, l’ha portata verso il cancello, l’ha fatta passare nello spazio tra la base del cancello e il muretto su cui sorge, l’ha posata nella siepe. Io ho detto “Bravo!”. Abbiamo guardato in aria e la madre non si vedeva più. Il signore ha detto “adesso arriverà, se ne occuperà lei”, ci siamo salutati.

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